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Omeopatia: il simile cura il simile

Aggiornamento: 13 nov 2023

L'Omeopatia è una branca della Medicina Biologica Complementare, messa a punto dal medico tedesco Samuel Hahnemann tra il XVIII ed il XIX secolo, nato a Meissen, in Sassonia. nel 1755; studiò medicina per due anni alla Università di Lipsia, quindi si spostò a Vienna, e successivamente, si laureò con lode il 10 agosto del 1779 a Erlangen.

Durante la traduzione del testo “Materia Medica” del medico scozzese William Cullen egli trasse una deduzione decisiva per la formulazione della legge dei simili SIMILIA SIMILIBUS CURANTUR, ovvero le malattie si guariscono con i loro simili, cioè con medicamenti che producono nel soggetto sano i sintomi caratteristici della malattia da trattare. L’intuizione venne in quanto Cullen, uno dei più eminenti medici del tempo, attribuiva l’efficacia della corteccia di china, nel trattamento della malaria, alle sue proprietà amare ed astringenti; Hahnemann, che era anche esperto chimico ed avido sperimentatore, non si accontentò della spiegazione, in quanto sapeva che esistevano molte altre sostanze più amare ed astringenti della china e che invece non erano efficaci nella malaria.

Egli quindi iniziò a sperimentare su se stesso ripetute dosi di estratto di corteccia di china, finché ad un certo punto fu colpito da febbre, brividi ed altri sintomi simili alla malaria: da qui la conferma alla sua ipotesi.


Tale principio, bisogna ammettere, però, era già presente in alcuni sistemi medici e filosofici dell’antichità, quali quelli di Ippocrate, S. Agostino e Paracelso.

Nella pratica clinica tale principio, si può ad esempio applicare al veleno d’api, utilizzato come rimedio omeopatico con il nome di:”apis mellifica”.

Partendo dall’osservazione che il veleno d’ape provoca un pomfo caratteristico con dolore ed eritema, mitigati dalla applicazione di impacchi freddi, apis mellifica, in preparazione omeopatica (diluito e dinamizzato) viene somministrato per curare pazienti che presentano orticaria con pomfi e dolori simili a quelli della puntura d’ape, anche se con altra eziologia.

Nelle sue prime formulazioni, tuttora presenti in alcune scuole, la prescrizione del rimedio è fatta non solo in base alla diagnosi, avendo essa importanza secondaria, ma cercando con estrema cura la corrispondenza del quadro sintomatologico della malattia con il quadro dei sintomi provocati da una determinata sostanza nei sani.

Se la corrispondenza è elevata o perfetta (rimedio come “simillimum”), la somministrazione anche di una minima dose del rimedio innesca nel paziente una reazione che porta alla guarigione.

La guarigione quindi non sarebbe effetto diretto soppressivo della sostanza somministrata (“legge dei contrari”), ma della reazione del soggetto, dovuta, secondo l’omeopatia classica, all’azione di una cosiddetta “forza vitale”, presente sia nella sostanza, che nel soggetto.

Allo scopo di identificare i rimedi più adatti alle singole circostanze, la farmacopea omeopatica si è venuta quindi costituendo sin dall’inizio a seguito delle prove di tipo “tossicologico”.

Queste venivano fatte somministrando a volontari sani piccole dosi delle più svariate sostanze e raccogliendo minuziosamente le risultanze sintomatologiche appena osservato qualche effetto.

Un altro aspetto che va sottolineato è il fatto che nella minuziosa e paziente analisi dei sintomi (detta “repertorizzazione”) viene data grande importanza a quelli più singolari, che possono evidenziare una particolare reattività individuale, nonché a quelli della sfera psicologica non meno che a quelli della sfera somatica: una corretta repertorizzazione richiede infatti un approccio analitico ed allo stesso tempo globale alla persona del malato.

Solo così, secondo la metodologia omeopatica, sarà possibile una scelta corretta del farmaco indicato per ciascun paziente.


Questi esperimenti sono stati raccolti nella cosiddetta “Materia Medica”, che è stata ed è continuamente aggiornata e contiene i dati sulla sintomatologia provocata da centinaia di diverse sostanze minerali, vegetali ed animali.

Molte sostanze che sin dall’inizio vennero provate ed introdotte nella farmacopea omeopatica erano di origine empirica, derivate anche da composti biologicamente molto potenti, tossici, come certi elementi minerali, veleni chimici organici e inorganici e veleni animali o vegetali.

I sintomi da essi provocati vennero dedotti dalle intossicazioni accidentali, ma ovviamente non potevano essere usati per le sperimentazioni.

I materiali grezzi sono estratti mediante solubilizzazione in alcool contenente varie percentuali di acqua, o, se insolubili, sono inizialmente polverizzati e triturati con lattosio, quindi portati in soluzione idroalcolica.

Le soluzioni iniziali, contenenti la massima concentrazione dei principi attivi, sono dette “Tinture Madri” (TM).

Da queste si procede a successive diluizioni, seguite da forte agitazione.

Le tecniche di preparazione dei vari tipi di rimedi oggi sono dettagliatamente codificate nelle varie farmacopee, di cui le più importanti sono quella francese e quella tedesca, anche se c’è la tendenza a trovare un consenso almeno a livello di Comunità Europea.

Le diluizioni più usate sono:

  • quelle decimali (sigla “D”, “DH”, “X”, o “x”), quando 1 parte della soluzione più concentrata è diluita in 9 parti di solvente;

  • oppure centesimali (sigla “C”, oppure “CH”, oppure “c”), quando 1 parte della soluzione più concentrata è diluita con 99 parti di solvente.

  • esistono anche diluizioni cinquantamillesimali (sigla “LM”), basate su diluizioni seriali 1/50000,

  • e diluizioni “korsakoviane” (sigla “K”), basate su diluizioni fatte svuotando il recipiente con la soluzione più concentrata, lasciandovene qualche goccia e riempiendolo con il solvente (ovviamente quest’ultimo metodo è meno standardizzabile, pur essendo di più facile esecuzione).

Per evitare gli effetti collaterali delle medicine Hahnemann aveva ridotto sempre di più il dosaggio, arrivando così a dosi estremamente basse. Di fronte all’obiezione che dosi così piccole non potevano più essere efficaci, Hahnemann ribatté che l’efficacia curativa delle sostanze poteva essere enormemente aumentata tramite un processo chiamato “dinamizzazione”, consistente nello scuotere ripetutamente il prodotto.

Nel corso di queste iniziali esperienze lo stesso Hahnemann riferisce di aver fatto le seguenti osservazioni:

  • Se un paziente necessitava di un rimedio, cioè se esisteva corrispondenza nel quadro della legge di similitudine, egli tendeva ad essere molto sensibile al rimedio stesso. Perciò i dosaggi necessari e sufficienti per ottenere una reazione positiva erano molto più bassi di quelli necessari a provocare sintomi in un sano o a guarire un malato che non avesse perfetta corrispondenza sintomatologica.

  • Forte di questa osservazione, egli cominciò a diluire i rimedi, in modo da trovare le dosi curative che non producessero effetti collaterali indesiderati. L’esperienza lo condusse a notare un aumento del potere curativo al diminuire della dose, cioè all’aumentare delle diluizioni (legge dell'effetto inverso).

  • I primi procedimenti di diluizione comprendevano anche il processo di scuotimento o triturazione delle materie prime (a seconda che fossero liquide o solide) per un motivo esclusivamente pratico, che era l’omogeneità del prodotto diluito; solo in seguito si osservò che questo procedimento era necessario per aumentare l’effetto delle diluizioni.

Per questo le diluizioni progressivamente crescenti furono chiamate anche “potenze” ed il processo di diluizione e succussione “potentizzazione” o “dinamizzazione”.

Nel 1806 Hahnemann pubblicò il suo primo lavoro importante: “ La medicina dell’esperienza”, che conteneva già le idee fondamentali dell’omeopatia (dal greco omeios, simile e pathos, malattia).

Nel 1810 Hahnemann pubblicò la prima edizione del suo principale lavoro teorico:

" L’Organon della guarigione razionale", più tardi ribattezzato:"L’Organon dell’arte di guarire", seguito da altre edizioni fino ad arrivare alla sesta, pubblicata postuma nel 1921.

Già nel 1796 Hahnemann pubblicò un articolo in cui indicava come esistessero tre tipi di approccio al trattamento delle malattie:

  • il primo tipo (da lui definito il più “sublime”) era la rimozione della causa, se conosciuta;

  • il secondo tipo era il trattamento mediante i contrari, in altre parole il trattamento da lui definito “palliativo”, come ad esempio i lassativi per la costipazione;

  • il terzo tipo era il trattamento mediante i simili, che egli considerò l’unico valido, a parte la prevenzione.

L’Organon è scritto come serie di 291 paragrafi ed inizia con queste affermazioni:

1. “Scopo principale ed unico del medico è di rendere sani i malati ossia, come si dice, di guarirli”. Se il medico capisce la malattia, ossia sa che cosa si deve guarire nei singoli casi di malattia (= riconoscimento della malattia); se il medico sa chiaramente quello che nelle medicine, anzi in ogni singolo medicamento v’è che guarisce (= conoscenza del potere dei medicamenti); se sa adattare, con motivi fondati, il potere medicamentoso dei rimedi con quanto di sicuramente patologico ha riconosciuto nel malato, in modo da portare la guarigione sia per l’esattezza dell’indicazione del medicamento (= scelta del medicamento più opportuno e corrispondente al caso per il suo modo di azione), sia per l’esattezza della preparazione e della quantità (= dose giusta) e della sua ripetizione; se finalmente conosce gli ostacoli alla guarigione in ogni caso e sa rimuoverli, affinché la guarigione sia definitiva, allora egli opera utilmente e radicalmente ed è un vero terapeuta”.

Nello stato di salute dell’uomo è fondamentale la “forza vitale” e che la perturbazione di questo “principio dinamico interno” è responsabile della comparsa delle malattie, come viceversa “la restitutio ad integrum del principio vitale presuppone necessariamente il ritorno alla salute di tutto l’organismo.

2. “Le potenze nemiche sia psichiche che fisiche, che si chiamano agenti patogeni, non possiedono necessariamente la proprietà di rendere malato l’uomo. Noi per causa di loro ammaliamo soltanto quando il nostro organismo ne ha la disposizione e trovasi disarmato in modo che l’agente patogeno può intaccarlo, alterare e perturbare lo stato di salute e determinare sentimenti e funzioni anormali. Quindi gli agenti morbosi non fanno ammalare chiunque ad ogni tempo”

3. “Nello stato di salute dell’uomo la forza vitale, vivificatrice e misteriosa, domina in modo assoluto e dinamico il corpo materiale e tiene tutte le sue parti in meravigliosa vita armonica di sensi ed attività, in modo che il nostro intelletto ragionevole si possa servire liberamente di questo strumento sano e vitale per gli scopi superiori della nostra esistenza”

Secondo Hahnemann tutte le malattie croniche erano causate da quattro “miasmi”: sifilide, sicosi, tubercolosi e psora.

Egli suggerì altresì l’importanza della dieta, dell’esercizio fisico e dell’igiene, fattori che a quel tempo erano praticamente ignorati dalla medicina.

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